L’editoriale

A quanto pare, i social media hanno un presupposto – o la maggior parte degli utenti presuppone che abbiano un presupposto: che tutti siano sempre e contemporaneamente online, a vedere cosa fanno dicono invitano pubblicano tutti quanti, in una grande socializzazione collettiva che rende tutti comunque costantemente presenti a tutti gli altri e a tutto.
Sbagliato – sembra ovvio, a leggerlo così, ma non lo è poi così tanto. Basta pensarci.
Ovviamente, è un errore che faccio anch’io: ma come, non hai visto il mio bellissimo post, la mia splendida foto, quell’insulto clamoroso, quello scoop sensazionale che ho pubblicato mercoledì scorso alle 2 di notte?
Il presupposto è evidentemente errato – in realtà, il “pubblicare” la propria vita fra online e offline in tempo reale ha un senso, chi c’è c’è, chi vede legge, in tempo più o meno reale appunto; chi vuole, ripercorre a ritroso i miei post, la mia giornata, la mia vita social come e quanto gli pare, e sa tutto quello che c’è da sapere (o che io voglio far sapere: in realtà io, raffinato gourmet e vorace assaggiatore come immagine pubblica, potrei in realtà essere un vegano, nel senso di vegetariano estremo, sotto mentite spoglie, o addirittura un Vegano, proveniente da una galassia lontana; anziché in un appartamento della media periferia milanese, vivere in una baita alpina con un muflone; essere il vero Valerio Massimo Visintin che si nasconde dietro l’identità fake di Emanuele Bonati; e così via). Questo peraltro comporta che il dire – come ha fatto in questi giorni un’amica giornalista scrittrice e collega – stasera sono qui a presentare la tal guidina, domani sera sarò là a parlare del mio libro con il mio coautore e protagonista, mi farebbe piacere salutarvi se poteste venire e così via, da un lato implichi l’essere lì online in quel preciso momento, o contare sui mipiace riprese condivisioni successivi, oppure non sapere che la tal sera alla tal ora il noto personaggio tv con la brava amica e collega saranno nel talaltro posto. Quando un invito diretto, un tag o che altro sarebbero ben più efficaci, e ci potremmo efficacemente salutare e baciare con l’autrice.
Va da sé che non è che si possa tutti sempre pensare a convocare tutti sempre (io peraltro faccio inviti a eventi su facebook invitando quasi tutti, comprese le amiche blogger emigrate da tempo in Australia, gli amici newyorkesi, la direttrice del giornale del FVG come l’amica di Marzamemi…), né che in particolare io debba poi essere necessariamente avvisato o addirittura invitato (succede peraltro a volte, con mia sorpresa) – ma magari forse tuttavia…
Mi sa che, almeno per quello che riguarda i libri, mi conviene mettermi lì a chiedere direttamente agli autori o alle case editrici se vogliono presentare le loro novità alla Libreria Gastronomica Malafarina – ma anche qui: quante persone a cui l’ho richiesto mi hanno risposto sì che bello dài lo faremo di sicuro ora ci penso vediamo le date e poi sono scomparse nel nulla? La migliore delle ipotesi, per quanto riguarda le mie richieste, è che cadano nel silenzio e nel vuoto assoluto: almeno non mi illudo…

Foodvivia

«Il 24 novembre, al Castello Pozzi, a Milano, ha debuttato Foodvivia – Esperienze del cibo con un primo tema (ri)pieno di un grande potenziale narrativo e sensoriale: il raviolo.»
Comincia così il comunicato post-evento di Foodvivia, la serata a tema, dedicata al#Raviolo, che noi di Foodthings abbiamo ideato e organizzato con i nostri partner Strategia & Sviluppo Consultants e BM Italia.
Si tratta del primo di una serie di incontri tematici, a porte chiuse, su alcuni alimenti-cluster – in vista dell’Expo2015 – che vengono visti e raccontati con ospiti scelti in modo trasversale per professioni e nazionalità e un interesse condiviso per cucina, imprenditorialità, arte, cultura, attraverso una serie di attività articolate negli ambienti del Castello Pozzi, dalle cucine e cantine ai salotti e saloni (tra l’altro impreziositi da una collezione di opere di Mimmo Rotella, con diverse raffigurazioni di Marilyn Monroe, personaggio anch’esso abbastanza “ravioloso”).
Bello: tanta gente, un breve dibattito con gli interventi della scrittrice e giornalista Roberta Schira, dello storico Aldo Giannuli e di Corrado Vezzani (Presidente Gruppo Vomm, che include Pasta Zini, sponsor della serata), coordinati e stimolati da Federico Busatta, e gli showcooking, condotti e assaggiati da Emanuele Bonati (sì, lo so che sono io: cosa non si fa per vedere il proprio nome in neretto…), con tre chef, molto diversi fra loro, che hanno rappresentato per noi le loro declinazioni della pasta ripiena: quella russo-siberiana di Erwin Peters, chef di El Gaucho a Mosca, molto interessante; quelle cantonesi e di Shangai di Zhu Ke, chef del ristorante Zen-Ci qui a Milano; e di Luigi Di Donna, chef che si occupa di creare i vari tipi di ravioli per Pasta Zini.
Restiamo in attesa del prossimo evento… cosa mangerò?